"Da quassù la Terra è bellissima, azzurra, e non ci sono confini o frontiere" (Juri Gagarin)

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giovedì 1 dicembre 2005

IL TAM TAM DELLA SIBERIA/2



MA TUVA DOV'E'?

La Repubblica di Tuva è una piccola escrescenza della Mongolia che sorte vuole sia stata racchiusa in territorio federale russo, nel punto in cui la taiga cede il passo alla steppa. Protetta alle spalle dai monti Sayan, è abitata da circa 310mila pastori nomadi, che credono in una forma religiosa a metà strada fra lo sciamanesimo ed il buddismo. Per secoli è stata terra di conquista: di qui sono passati gli Uiguri della Cina, i Turchi dell’impero kirghiso, senza dimenticare il terribile Gengis Khan. Proprio il ceppo mongolico è quello radicatosi sul territorio con maggior insistenza, tant’è che i Tuvini sono considerati “cugini” dei Mongoli: parlano un dialetto affine, suonano i tipici violini moohrin khuur (“teste di cavallo”), cantano di gola e nei giorni di Ferragosto organizzano le piccole olimpiadi di Naadim. Corse a cavallo, lotta a corpo libero, tiro con l’arco intrattengono locali e turisti alle porte della capitale Kyzyl, presso il cui teatro municipale viene organizzato il folkloristico concorso di bellezza Miss Tuva. La città è anche nota per essere il centro geografico esatto dell’intero continente asiatico e, non a caso, conserva un singolare obelisco piantato da un misterioso inglese nel XIX secolo: segno che ne attesta l’accesa spiritualità. Possiede diversi centri di studio sciamanico, dov’è possibile consultarsi con “medici” che guariscono da ogni sorta di malattie e predicono il futuro. Dotata di alberghi di stampo sovietico, in seguito alla riscoperta del best-seller americano “Tuva or Bust” di Leighton, così come del fortunato cd di canti di gola “Voices from the distant steppe” (ripreso da Frank Zappa), da qualche hanno si sta aprendo al turismo di nicchia con una rete di bed&breakfast ed artigianali agenzie d’incoming (www.ecotuva.ru; ecotuva@tuva.ru). Oltre all’organizzazione d’incontri con sciamani, con tanto di traduttori multilingue, vengono proposte escursioni a laghi salati terapeutici e alle fonti sacre della regione (contraddistinte da pile di pietre e fazzoletti colorati, chiamate ovoo). Viene data anche la possibilità di pernottare nelle tradizionali tende a cerchio chiamate “yurta”, apprezzando la cucina dei locali e loro esibizioni di canto.

lunedì 14 novembre 2005

DANZANDO CON GLI SCIAMANI/4



MISS TUVA

Non c’è visione sciamanica più illuminante, che assistere alla consacrazione di una dea in carne ed ossa, ovvero Miss Tuva. Il concorso di bellezza che ogni anno ha luogo a Kyzyl, a cavallo dei giorni di Ferragosto, è indubbiamente un’ottima chance per farsi un’idea del tipico clima dei festival siberiani. Se in Yakutia l’appuntamento cardine si chiama Ysyakh, nella piccola repubblica al confine con la Mongolia è conosciuto piuttosto come Naadim. Per quanto il primo vada in scena due mesi prima (durante il solstizio d’estate), le due celebrazioni si somigliano e si richiamano per molti aspetti: a nord i locali danzano in circolo con gioielli d’argento sulla fronte e sciamani vestiti da lupi alle spalle, si sfidano in gare di lotta libera o a cavallo, bevono latte fermentato di giumenta (kymus) ascoltando i cantastorie narrare l’epopea dell’eroe Olonkho; a sud prevale una vena più agonistica, poiché gli uomini si sfidano in prove volte ad esaltare le qualità della caccia e del combattimento tipiche dei nomadi.

“Dal Kazakistan alla Yakutia, passando per il Kirghistan e la Mongolia, siamo tutti figli dello stesso ceppo altajco-mongolico – ha spiegato Suzannah Mongulek, promoter ufficiale della cultura tuvina in quanto ultima vincitrice del concorso di bellezza locale – e, al di là delle prove d’abilità, è senz’altro la musica a mostrare meglio le nostre comuni radici. Un vero mongolo dev’essere in grado di suonare correttamente il morin khuur, una sorta di violino costruito in origine con costole e criniera di cavallo, proprio come saper cantare gli höömi, basati su profondi suoni di gola, laringe, stomaco e palato, i quali danno modo di emettere contemporaneamente due melodie separate”.

A Tuva una miss non può aspirare al titolo se non sa muovere passi di danza tsam, impersonando ad esempio Tserendug (un vecchio sciamano canuto), se non è capace di memorizzare le più insigni poesie degli avi o improvvisare lodi in rima per la propria terra, se non ha idea di come si costruisca un beshiks, tipica culla di legno ad archi. Per un nomade tutto dev’essere guadagnato con le proprie forze. Persino la bellezza. Una bellezza morale, ancorché estetica, che tanto somiglia ad una verità perduta.