"Da quassù la Terra è bellissima, azzurra, e non ci sono confini o frontiere" (Juri Gagarin)

mercoledì 16 gennaio 2013

DALLA RUSSIA CON TELEAMORE


L’Italia da dietro le quinte. Con la pubblicazione del suo romanzo “Teleamore” (clicca qui per il trailer), poco più di un anno fa la giornalista russa Tanya Alehina aveva messo a nudo vizi e virtù del Belpaese, ricorrendo alla sottile ironia narrativa del linguaggio da notiziario. Pronta a rientrare fra i confini tricolore e in fase di stesura di un nuovo libro, oggi ci spiega perché, nonostante tutto, la Russia continui a guardarci con molto amore. Lo stesso amore che da dieci anni spinge Tanya a tornare in Italia non appena possibile, sia come ospite speciale del TG2 che di Sky TG24, talvolta nelle vesti di corrispondente per alcuni magazine di prestigio, fra cui “Italy. Made in Italy”. E’ conduttrice televisiva a San Pietroburgo, scrittrice ma anche modella, tanto da far pensare che il celebre aforisma di Dostoevskij sia stato scritto appositamente per lei: “la Bellezza salverà il mondo”.




“Teleamore” è un romanzo che lascia emergere una visione critica con cui gli italiani faticano spesso a fare i conti. E’ stato frutto di passate esperienze personali, oppure ti ha offerto una base di riflessione per comprendere meglio l’Italia e la Russia di oggi?

T. Sin dai tempi dell’università io vivo e respiro la diretta. A volte mi sento una specie di tele cyborg: guardo più spesso la telecamera che gli occhi degli amici, ragiono per stereotipi giornalistici, percepisco il mondo come in una sala montaggio… Non sorprende che il mio primo – e spero non ultimo – libro sia dedicato ai retroscena televisivi. Anche la mia vita privata è indissolubilmente legata alla tv: un giorno persi la testa per un giornalista televisivo italiano. Ironia della sorte: perfino l’amore nasce con la benedizione dell’onnipotente tv. Per me si tratta di un tema molto doloroso.


Con il romanzo TELEamore ho cercato di rivelare i retroscena del panorama televisivo, di immergere il lettore in un mondo in cui regna sovrana la tv, un mostro dispotico che sottomette a sé la ragione e il sentimento e finisce per impossessarsi completamente dell’anima degli uomini, un diavolo tentatore che annienta i sensi e cancella ogni valore. La televisione manipola il nostro inconscio, ci affibbia degli eroi, ci inculca i suoi stessi pensieri, ci detta delle regole crudeli, ci fa usare la sua lingua, che è poi quella che ho voluto adottare in questo romanzo: dinamica, laconica, piena d’azione. È proprio così che noi giornalisti televisivi spesso ci comportiamo con una notizia. È un trucco molto valido quando si ha a che fare con telespettatori il cui gusto viene costantemente plasmato dalla tv. La capacità di passare da un programma all’altro, da una notizia tragica a una comica, e la nostra percezione frammentaria della realtà ci privano di ogni sentimento umano. Per TELEamore ho scelto la forma di un lungo notiziario, con i servizi più vari ispirati direttamente alla vita di due ostaggi dell’impero televisivo.


Che cosa ti ha colpito maggiormente del mondo della comunicazione italiana e quali differenze noti rispetto a quello russo?

T. Spero che gli abitanti della penisola appenninica mi perdoneranno, ma nel mio romanzo TELEamore ho lasciato grande spazio all’ironia (credetemi, in maniera del tutto inoffensiva) nei confronti della tv italiana e ho inserito tutta una serie di caricature. Non si tratta di una narrativa grottesca, ma piuttosto del tentativo di esprimere le perplessità di una straniera sconcertata da uno schermo in cui sembra andare in onda un infinito carnevale. La tv russa mantiene ancora i suoi tabù e i notiziari presentano un modello di donna piuttosto puritano. Per le dive della tv italiana, al contrario, ogni notiziario è uno show. Abiti scollati, scollature generose, acconciature botticelliane, orecchini da gitana… La loro è un’immagine indubbiamente affascinante, ma un aspetto così provocante fa passare ogni notizia in secondo piano. Forse gli uomini italiani sono abituati a tanta sensualità, ma il telespettatore russo è più conservatore. Inoltre in Russia anche un banale reportage viene considerato un’opera d’arte e c’è una grande attenzione per la forma estetica, come nei film di Tarkovskij.


È un peccato che i programmi più interessanti, quelli per un pubblico ancora in grado di pensare, con discussioni in studio su temi di rilevanza globale nel nostro Paese sempre più spesso vadano in onda di notte, in una fascia oraria dedicata a pochi eletti. Al loro posto imperversano i programmi di cucina, ogni tipo di gioco, trasmissioni satiriche dal discutibile humour e programmi sulle celebrità in cui i pettegolezzi la fanno da padrone. Ma se in Europa un palinsesto del genere ormai è già la norma, in Russia programmi come questi vengono ancora considerati di seconda categoria. 


Non si tratta solo di un modo diverso d’intendere la libertà d’espressione?

T. Può darsi che sia una questione di mentalità. Nel nostro DNA noi conserviamo ancora la capacità di provare imbarazzo. Mi ha molto stupito che in Italia alcuni uomini al primo appuntamento si lancino volentieri in una rissa o si mettano a raccontare i propri trascorsi sessuali, spifferino senza remore i segreti degli amici più cari e chiedano disinvolti persino a un interlocutore appena conosciuto a quanto ammonti il suo stipendio. Mentre gli italiani non si fanno scrupoli nel linciare pubblicamente il Berlusconi amante delle donne, i russi non osano sbandierare la vita privata di Putin da uno schermo televisivo. E non perché il nostro sia un totalitarismo: credetemi, di libertà di parola in Russia ce n’è più che nell’America che ricorre ai propri mezzi democratici nel carcere di Guantanamo. Semplicemente il nostro popolo è di un’altra pasta. Noi amiamo i segreti. C’è sempre qualcosa che non diciamo.


Che cosa può insegnarci il modo di comunicare russo e, viceversa, quale contributo può offrire l’Italia alla presa di coscienza russa?

T. Da secoli il mondo intero ci attribuisce un’importante missione spirituale. Per questo non vogliamo che la nostra TV sia preda degli istinti più bassi e dedicata al puro intrattenimento. Pretendiamo invece che ne venga mantenuto il ruolo educativo, che ispiri la popolazione, che la liberi dal suo primitivismo. La televisione, come anche la letteratura, non deve ipnotizzare. Il suo ruolo è quello di risvegliare le qualità più nobili, di aiutare a vivere meglio, e non quello di allontanare dalla realtà, nuovo oppio per l’intera popolazione.

Nel mio libro alludo chiaramente a un’ulteriore caratteristica della società italiana che ho avuto modo di constatare: una sorta di servilismo patologico verso l’America che si accompagna a uno snobismo nei confronti della Russia. Sono convinta che se i giornalisti fossero meno orientati verso l’Occidente e, anziché ripetere i mantra propinati oltreoceano dai politici americani, cercassero di comprendere l’animo russo con la propria testa, scoprirebbero qual è la vera Russia, capirebbero che siamo qualcosa di più di matrioske, orsi e caviale. Del resto, anche per gli italiani è offensivo essere definiti solo per stereotipi: mafia, pizza, Dolce & Gabbana. Io non giudico il lavoro dei miei colleghi stranieri, non dico cosa sia da salvare e cosa vada assolutamente cambiato; mi limito a dare risalto nel libro a ciò che mi ha stupito, colpito, che mi ha fatto sorgere dubbi e che, a volte, mi ha regalato un sorriso… Credo che per gli italiani sarà interessante osservarsi da questo punto di vista.

Io adoro l’Italia e tutto ciò che è legato a questa nazione. Ripeto spesso che il mio cuore apparterrà per sempre a Roma. Per questo mi rapporto agli italiani, in privato come in tv, con una sorta di simpatia incondizionata. A questo popolo posso perdonare qualunque cosa, come si fa con i bambini. Di fronte al loro fascino disarmante e alle loro incommensurabili capacità artistiche non ci si può che arrendere.

Al mio libro TELEamore si può rimproverare molto, ma quel che è emerso dai commenti dei lettori è chiaro: leggendolo, non si rimane indifferenti. Probabilmente è perché l’ho scritto in maniera sincera, con tutto il cuore. Dalla Russia con amore.


Che cosa dobbiamo aspettarci dai nuovi progetti di Tanya Alehina?

T. Al momento sto lavorando sul mio secondo libro. Naturalmente anche questo parlerà di tv, e il nuovo protagonista sarà ancora un giornalista italiano. Cercherò di indagare le trasformazioni dell’animo umano, la metamorfosi di Saul in Paolo in soli tre giorni. E ad ispirarmi sarà di nuovo una stupefacente Italia. Vagherò ancora per le sue viuzze intrise dell’aroma dell’espresso, ascolterò la musica dei borghi, ne respirerò l’aria impregnata d’amore e rimuginerò con nostalgia sul mio sogno infranto…






Versione integrale dell'intervista pubblicata su RussiaOggi






2 commenti:

Unknown ha detto...

Mi presti un suo libro?

Unknown ha detto...

Son diventata filo rossa con una preferenza per il biondo